Prop Firm, su 300mila conti analizzati solo il 7% arriva a un prelievo
Nel 70% dei casi il conto non si chiude perché manca l’obiettivo di guadagno, ma perché supera il limite di perdita.
Su 100 conti aperti presso una Prop Firm, sette arrivano a incassare un prelievo. Gli altri 93 si fermano prima. È il risultato di un'analisi condotta nel 2024 su oltre 300mila conti appartenenti a circa 100mila trader, distribuiti su dieci Prop Firm diverse, i cui dati sono stati ripresi da Finance Magnates.
Il meccanismo è familiare a chi frequenta i mercati e quasi sconosciuto a tutti gli altri. Una Prop Firm sottopone il trader a una valutazione a pagamento. Chi la supera ottiene un conto che nella maggior parte dei casi va da 10mila a 200mila euro, non versa capitale proprio e trattiene tra il 70 e il 90% dei risultati che produce.
Sulla carta risolve il problema più antico del trading al dettaglio, cioè che la competenza non basta quando il capitale è piccolo. Un rendimento del 3% mensile su 5mila euro vale 150 euro. Lo stesso 3% su un conto da 100mila ne vale 3mila, di cui al trader arrivano circa 2.500.
È la ragione per cui le principali società del settore contano ormai centinaia di migliaia di conti aperti.
- Su 100 conti aperti, sette arrivano a un prelievo. Il 14% supera la valutazione, ma la metà di questi perde il conto prima di incassare.
- Nel 70% dei casi il conto si chiude perché supera il limite di perdita, non perché il trader guadagna troppo poco.
- Quattro Prop Firm su sei applicano una clausola di consistenza che non fa contare per intero il guadagno fatto in una sola giornata.
Lo studio su 300mila conti
L'analisi porta la firma di FPFX Technologies, società che fornisce infrastruttura tecnologica a diverse Prop Firm. È la prima volta che qualcuno misura cosa accade dentro quel meccanismo su un campione di queste dimensioni, e da allora i suoi numeri sono il riferimento del settore.
I due numeri vanno letti insieme, perché è nella distanza fra loro che si trova il dato meno prevedibile. Metà di chi supera la valutazione non viene pagato lo stesso: ottiene il conto finanziato e lo perde prima del primo prelievo.
Lo stesso studio ha misurato quanto dura un conto finanziato prima di essere chiuso.
Ventidue giorni. In molte Prop Firm la valutazione che li precede ne richiede 30.
I due limiti da non superare
Ogni Prop Firm fissa due limiti di perdita e li scrive nel contratto prima che il trader cominci.
Il primo vale per la singola giornata. Nello schema più diffuso, su un conto da 100mila euro non si possono perdere più di 5mila euro in un solo giorno.
Il secondo vale per tutto il periodo. Lo stesso conto non può mai scendere sotto i 90mila euro.
Chi supera uno dei due limiti perde il conto nello stesso momento. A chiuderlo è il sistema, non una persona: non arriva nessun avviso e non si può fare ricorso.
È qui che finisce la maggior parte dei conti. Un'analisi separata su circa 500mila trader non ha contato quanti falliscono, ma ha guardato cosa era successo nel momento esatto in cui il conto si è chiuso.
Vuol dire che hanno perso più di quanto il contratto permetteva, in un solo giorno oppure in tutto il periodo.
Il problema non è scegliere l'operazione giusta. È quello che succede quando l'operazione è già aperta e sta andando male.
Il conto non si chiude quando il trader sbaglia previsione. Si chiude quando resta troppo a lungo dentro un'operazione che perde.
La clausola che quasi nessuno legge
Un secondo ostacolo riguarda proprio chi arriva fino in fondo. I regolamenti pubblici delle principali Prop Firm mostrano che quattro su sei applicano una regola chiamata clausola di consistenza: un solo giorno non può valere troppo sul guadagno di tutto il mese.
Vuol dire che un trader può guadagnare quanto gli viene chiesto, rispettare ogni limite di perdita, chiedere di essere pagato e ricevere un no.
Le tre decisioni che chiudono il conto
Prima che il limite venga superato succede quasi sempre la stessa cosa, e chiunque abbia fatto trading almeno una volta la riconosce.
C'è un'operazione aperta che sta perdendo. All'inizio poco.
La prima decisione è aspettare. Altre volte il prezzo è tornato indietro, quindi tornerà anche adesso. L'operazione resta aperta e la perdita cresce.
La seconda è spostare il punto di uscita. Ogni operazione ne ha uno, deciso prima di aprirla: è la cifra di perdita oltre la quale si chiude da sola. Spostarlo più in basso vuol dire accettare di perdere di più pur di non chiudere adesso.
La terza è raddoppiare. Si apre una seconda operazione uguale alla prima, perché se questa va bene recupera anche l'altra. Se va male, la perdita diventa il doppio.
Nessuna di queste tre decisioni è razionale. Vengono prese tutte nello stesso momento, quando la perdita aumenta, l'ansia sale e l'unica cosa che conta diventa rimediare subito.
Quelle tre decisioni, oltre 900 trader hanno smesso di prenderle. Hanno superato la challenge di una Prop Firm senza aprire una singola operazione in manuale.
Non è un servizio di segnali da copiare. Non è un corso da studiare. Non è uno di quei bot che raddoppiano i lotti dopo ogni perdita per recuperare.
È un software che si installa sulla MetaTrader e apre e chiude le operazioni al posto del trader, restando dentro i limiti imposti dalla Prop Firm.
Guarda come funziona questo sistema automaticoCosa cambia quando le regole non le decide più il trader
Il conto non si perde per l'analisi sbagliata. Si perde perché a un certo punto le regole decise all'inizio non vengono più rispettate. Quindi conta una cosa sola: quanto quelle regole reggono sotto pressione.
Le regole valgono ogni giorno, per tutta la valutazione e per tutto il tempo in cui il conto resta aperto. Anche nei giorni in cui il trader è al lavoro e non può guardare. In quelli in cui il mercato si muove più del normale e ogni istinto dice di intervenire.
Non è una questione di disciplina. È che la decisione arriva sempre nel momento in cui si è meno lucidi per prenderla.
L'idea non è nuova. Negli anni Settanta Ed Seykota, ingegnere del MIT, scrisse uno dei primi sistemi di trading computerizzati della storia partendo da una tesi semplice: con soldi ed emozioni di mezzo le persone non riescono a rispettare le proprie regole, le macchine sì. Sullo stesso principio Jim Simons e Ray Dalio hanno costruito due dei più grandi fondi della storia.
È qui che una parte di chi fa trading su conti Prop ha cambiato strada. Ha smesso di aprire e chiudere le operazioni di persona e ha installato un Expert Advisor, cioè un software che si aggiunge alla MetaTrader — la piattaforma più usata sui conti Prop Firm — e da lì lavora al posto del trader.
L'installazione richiede una ventina di minuti, su MetaTrader 4 come su MetaTrader 5. Prima di partire si inseriscono i limiti della Prop Firm, cioè quanto si può perdere in un giorno e quanto in totale. Da quel momento il software analizza i mercati 24 ore su 24, apre e chiude le operazioni da solo e resta dentro i parametri impostati. Nessun grafico da leggere, nessuna decisione da prendere.
Cambiano tre cose rispetto a quando le operazioni le apre una persona.
- Non si rischia più in base a quanto c'è sul conto. Il software calcola quanto mettere su ogni operazione partendo dal limite della Prop Firm.
- Non si sposta più il punto di uscita quando l'operazione sta perdendo. Quella cifra viene inserita nel software prima di cominciare, e il software non la tocca.
- Non cambia niente dopo la valutazione. Il software lavora allo stesso modo anche quando i guadagni si possono ritirare.