Trading compulsivo, i campanelli d'allarme che i clinici invitano a controllare
Fra i meccanismi descritti c'è quello che i clinici chiamano illusione di controllo: più si studia, meno rischio si percepisce, e più grossi diventano i rischi che si prendono.
Il disturbo da trading non esiste. Non come diagnosi ufficiale, almeno: non compare nei manuali che gli specialisti usano per riconoscere le malattie mentali, e gli studi sull'argomento sono pochissimi.
Nei centri clinici, però, i pazienti arrivano. E siccome non esiste uno strumento fatto apposta per valutarli, chi li riceve usa quello che ha: i criteri del gioco d'azzardo patologico.
A riportarli per intero è IPSICO, istituto di psicologia clinica di Firenze, a partire dai criteri proposti nel 2016 da tre ricercatori italiani. Sono quattordici in tutto, e la soglia indicata è di cinque o più presenti nell'arco di dodici mesi, insieme a una compromissione significativa della vita personale o lavorativa.
- Il disturbo da trading non è una diagnosi ufficiale. I clinici usano i criteri del gioco d'azzardo, perché i sintomi si sovrappongono.
- I criteri proposti sono quattordici. La soglia è di cinque o più presenti in dodici mesi, insieme a una compromissione significativa della vita quotidiana.
- La maggior parte nasce dalla stessa identica cosa, e non è il denaro.
I campanelli d'allarme
Di seguito i criteri di natura comportamentale. Gli altri riguardano la sfera clinica e la loro valutazione spetta a uno specialista, non a un articolo.
- Il trading occupa tutta la giornataAnche a mercato chiuso, anche mentre si fa altro, i pensieri tornano lì: l'operazione di ieri, quella di domani, il video visto la sera prima. Le ore libere finiscono su forum e materiale finanziario.
- Servono cifre sempre più alteLe somme che all'inizio bastavano a dare adrenalina col tempo non la danno più. Per provare la stessa eccitazione bisogna alzare la posta.
- Serve sempre più tempoLe ore davanti allo schermo aumentano mese dopo mese, e insieme a quelle aumenta la ricerca di nuovi strumenti e nuovi mercati su cui investire.
- Provare a rallentare rende nervosiBasta decidere di stare fermi qualche giorno per diventare irrequieti o irritabili. Non è il conto a dare fastidio, è restare fuori mentre il mercato si muove.
- Il sonno si spezzaCi si sveglia di notte per collegarsi all'apertura delle borse estere, e la mattina dopo si va a lavorare comunque. Il ritmo del sonno si adatta al mercato, invece del contrario.
- I tentativi di smettere non reggonoNon uno, diversi. Ogni volta la decisione dura pochi giorni, poi si torna, con una giustificazione che sul momento sembra ottima.
- Gli hobby sparisconoLo sport, gli amici, le cose che si facevano il sabato. Non vengono abbandonati con una decisione: il tempo che occupavano se lo prende il trading, poco per volta.
- Si opera quando si sta maleL'operazione non si apre perché il mercato lo suggerisce, ma perché aprirla fa stare meglio. Succede nei momenti di ansia, di colpa, di impotenza o di umore basso.
- Si rincorrono le perditeDopo un'operazione andata male se ne apre subito un'altra, o la si apre il giorno dopo, per recuperare i soldi persi. È il comportamento che i clinici considerano più vicino al gioco d'azzardo.
- Si mente su quanto ci si è dentroA casa si raccontano le operazioni andate bene e si tacciono le altre. Le cifre perse vengono ridimensionate, e col tempo dire la verità diventa sempre più difficile.
- Le relazioni e il lavoro ne risentonoUn rapporto importante, un impiego, un'occasione di carriera finiti in secondo piano. Quasi mai per una decisione presa: succede accumulando appuntamenti rinviati, serate saltate e attenzione che va da un'altra parte.
- Si chiedono soldi ad altriPrestiti a familiari o amici per coprire buchi creati dal trading. È l'ultimo a comparire, e il più difficile da nascondere.
La causa che sta dietro quasi tutti quei comportamenti
La maggior parte di questi comportamenti descrive la stessa scena. Una persona davanti a uno schermo che deve decidere qualcosa mentre il mercato si muove.
Aprire adesso o aspettare. Chiudere in perdita o tenere ancora un po'. Riprovare dopo che è andata male o fermarsi per oggi.
Ogni scelta va fatta in pochi secondi, con dei soldi veri in mezzo, e va fatta da una persona sola.
È da qui che nasce la maggior parte dei campanelli d'allarme.
Chi deve poter decidere in qualsiasi momento finisce per stare sempre davanti allo schermo. E siccome i mercati non aprono tutti alla stessa ora, si comincia a controllare anche di notte.
Le ore passate lì vengono tolte a qualcos'altro. Prima le serate, poi lo sport, poi le persone. Nessuno decide di rinunciarci: succede un pezzo alla volta.
E quando le scelte fatte di fretta lasciano un buco sul conto, raccontarlo diventa difficile. Così a casa si raccontano solo le operazioni andate bene.
Non succede solo a chi è arrivato ieri. Nei casi clinici raccolti in una revisione del 2015 i pazienti erano quasi tutti uomini con un alto livello di istruzione e un lavoro solido alle spalle: imprenditori, professionisti, impiegati nel settore bancario.
E c'è un motivo per cui proprio loro. I clinici lo chiamano illusione di controllo: il trader si convince che studiando abbastanza — grafici, libri, riviste — il caso si possa togliere di mezzo. Più competenza si attribuisce, meno rischio percepisce. E più grossi diventano i rischi che si prende.
È il paradosso che rende questa cosa diversa da come la si immagina. Non protegge sapere di più. Anzi.
Non tutti quelli che fanno trading passano la giornata a guardare i grafici. Una cerchia ristretta di persone ha un software professionale installato sul proprio conto, che apre e chiude le operazioni al posto loro.
Non è un metodo da studiare. Non è un gruppo da seguire. Non chiede di stare davanti allo schermo. È un software 100% automatico che negli ultimi due anni ha chiuso in guadagno 93 operazioni su 100.
Guarda come funziona questo sistema automaticoNel 2026 il trading non è più solo manuale
Per vent'anni fare trading ha voluto dire una cosa sola: una persona, uno schermo, un mouse. Chi voleva stare sui mercati doveva esserci di persona, e tutti i comportamenti descritti fin qui nascono da lì.
Oggi non è più così. Esistono i software di trading automatico, chiamati Expert Advisor. Si installano sul proprio conto e da lì aprono e chiudono le operazioni da soli, senza che nessuno debba guardare niente.
E non è un ripiego per chi non ha tempo. Ci sono cinque cose che una persona davanti a uno schermo non può fare, per quanto sia brava, e che un software fa per natura.
- Non dorme e non si stancaIl mercato è aperto quasi ventiquattro ore su ventiquattro. Un software le copre tutte, comprese quelle in cui una persona è al lavoro o a letto. Nessuno deve più svegliarsi di notte per seguire i mercati.
- Guarda decine di mercati nello stesso momentoUna persona può tenere d'occhio due o tre grafici alla volta, e già lì comincia a perdersi qualcosa. Un software li controlla tutti insieme, uno per uno, senza che la qualità dell'analisi cali dal primo all'ultimo.
- Reagisce in millesimi di secondoQuando il prezzo si muove il software lo sta già analizzando, e decide nello stesso istante. Chi legge una notifica sul telefono entra minuti dopo, a un prezzo che non è più quello.
- Non ha giornate storteUn software esegue gli stessi criteri il lunedì mattina e il venerdì sera, dopo una vincita e dopo una perdita. Una persona no: quando è stanca o sotto pressione apre in ritardo, chiude troppo presto, e prende decisioni che a mente lucida non prenderebbe. Un software non può sbagliare così, perché non ragiona sullo stato d'animo ma solo sui numeri.
- Non sposta il limite di perdita quando l'operazione va maleOgni operazione ha una cifra oltre la quale si chiude da sola, decisa prima di aprirla. Spostarla per non chiudere adesso è la scelta che brucia più conti di ogni altra, e un software non ha nessun motivo per farla.
Qui sta il punto. Nessuna di queste cinque cose chiede a una persona di essere presente, e senza quella presenza i comportamenti descritti sopra non hanno più da dove nascere.
Le ore davanti allo schermo non servono più, perché non c'è niente da sorvegliare. Il tempo tolto alla famiglia, agli amici e agli hobby torna disponibile. E le decisioni prese di fretta, quelle che lasciano un buco sul conto, smettono di esistere.
Non serve riconoscersi in nessuno di quei comportamenti perché tutto questo abbia senso. La decisione quotidiana è la stessa per chiunque operi a mano, anche per chi la gestisce bene.
Niente di tutto questo è una cura. Una dipendenza si tratta con uno specialista, e nessun programma lo sostituisce. Quello che un software toglie di mezzo è l'attività quotidiana da cui quei comportamenti nascono.
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Scopri di più Accesso gratuitoQuesto articolo ha finalità divulgative e non serve a fare diagnosi. Una valutazione può farla solo un professionista.
Chi si riconosce in questi comportamenti può parlarne con il proprio medico di base, con un servizio pubblico per le dipendenze della propria azienda sanitaria, oppure chiamare il Numero Verde Nazionale Dipendenze 800 558 822 o Telefono Amico Italia 02 2327 2327.